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“Trashed”: il documentario ecologico [RECENSIONE]

trashed_documentario_ecologico_recensionedi Massimo Cubeda – Nel mare magnum delle produzioni cinematografiche degli ultimi mesi, tutte o quasi orientate al puro intrattenimento dello spettatore, si distingue “Trashed. Verso rifiuti zero” per la regia di Candida Bredy.

Per la precisione si tratta di un documentario, della durata di 98 minuti, il cui tema, come si evince dal titolo, è quello della spazzatura e delle irrisolte questioni legate al suo smaltimento.

Il film, che vede Jeremy Irons nella figura di intervistatore e voce narrante, è senza dubbio una novità positiva, quantomeno per aver riportato qualcosa di socialmente utile nei nostri teleschermi, nonché per l’intento di promuovere a livello globale una legge sui “rifiuti zero” da adottare entro il 2020.

Dal punto di vista dei contenuti, invece, delude un po’ le aspettative. Il documentario, si prodiga infatti per i primi 42 minuti ad illustrarci ed istruirci sui problemi derivanti dalle discariche e dagli inceneritori, ed in dettagliate spiegazioni sulle molecole di diossina, lezioni forse stupefacenti e utili per il pubblico svedese, a noi, purtroppo, non resta che rispondere “no grazie, siamo di Napoli”.

Successivamente il documentario cambia direzione, e punta a vele spiegate sull’inquinamento marino, e sull’enorme isola di plastica che con esso ormai si amalgama, e sugli effetti di tutto ciò sulla nostra salute e su quella degli animali.

L’ultima mezz’ora è finalmente dedicata alle soluzioni, per tutto questo macello, le stesse trite e ritrite, “riciclate” è proprio il caso di dirlo da altri documentari del genere, ovvero l’eliminazione degli imballaggi, il compostaggio, le centrali a biogas, la differenziata.

Soluzioni che anche quando realizzabili direttamente dai singoli cittadini, il documentario si guarda bene dallo spiegarci come attuare concretamente. Ciò che pesa in fine su questo documentario è una certa scialbezza, l’incapacità di puntare con decisamente in una direzione o nell’altra e di seguire un ordine espositivo ben congegnato, e forse ciò che ne rimarrà, fra qualche anno, sarà solo qualche dvd non compostabile, dimenticato nelle mensole dei nostri salotti.

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