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Archeoclub a Sgarbi: intoccabile la Dea di Morgantina

Lettera del presidente dell’Archeoclub, Claudio Zucchelli, all’assessore regionale on.le Sgarbi riguardo la proposta oscena di trasferire la Venere di Morgantina.

Foto di Sailko (fonte Wikipedia)

Foto di Sailko (fonte Wikipedia)

Onorevole Assessore,
le considerazione da Lei svolte sulla Dea di Morgantina e sul museo di Aidone, e le conclusioni che ne trae, non sono condivise da Archeoclub d’Italia.

Archeoclub d’Italia è, come noto, una associazione culturale, ONLUS e di volontariato che ha tra i suoi scopi anche la tutela, valorizzazione e promozione dei beni culturali, in collaborazione con le istituzioni competenti.
Con i suoi oltre quattromila soci e oltre 200 sedi in Italia, di cui rispettivamente oltre 700 e 37 in Sicilia, Archeoclub è il rappresentante e il portavoce di una pubblica opinione particolarmente competente, informata, professionale e attiva nella annosa collaborazione con il Ministero e gli enti locali.
Proprio in relazione alla Dea di Morgantina, Archeoclub d’Italia, attraverso la sede di Aidone, ha dato inizio all’ampio movimento di pressione che è sfociato, nel 2011, nella restituzione da parte del Paul Getty Museum.
Senza spendere ulteriori parole, sul sito www.archeoclubitalia.org Ella e i suoi collaboratori potranno consultare tutta la documentazione della nostra iniziativa di allora che fu fondamentale per sottoporre alla attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica l’affaire Morgantina, e senza la quale probabilmente il capolavoro sarebbe ancora esposto a Los Angeles.
Ci sentiamo quindi particolarmente titolati, e obbligati, a farLe conoscere la nostra opinione essendo stati i primi, e all’epoca unici, tutori di questo importante bene culturale.
Ella ha espressamente affermato che: «Il dato negativo di Aidone (cioè la scarsità di visitatori del museo ndr) rivela come siano infondate, oltre che pretestuose, le reazioni campanilistiche della comunità locale all’idea di trasferire, prima a Palermo e poi a Roma, la Dea di Morgantina».

In primo luogo, spiace constatare come una persona di cultura, come Ella è, non abbia voluto cogliere il punto centrale della questione e soprattutto non abbia compreso esattamente cosa rappresenti un bene culturale per le comunità territoriali, non solo Aidone.

Come già la Corte Costituzionale ebbe modo di precisare nelle diverse sentenze che dal 1988 al 1995 si occuparono della vexata quaestio delle competenze sui musei e biblioteche di enti locali (ormai superata dalla riforma del titolo V), i valori della cultura italiana si sono formati nei secoli grazie alla mirabile fusione, giustapposizione, contaminazione, confronto e reductio ad
unitatem esattamente delle culture locali. Diversamente da altri Paesi, la cultura italiana È le culture locali, e queste SONO la cultura italiana.

Ma se i beni culturali sono il portato della cultura, cioè quel sistema di saperi, opinioni, credenze, costumi e comportamenti che caratterizzano un gruppo umano particolare; un’eredità storica che nel suo insieme definisce i rapporti all’interno di quel gruppo sociale e quelli con il mondo esterno; conoscenze e pratiche acquisite che vengono trasmesse di generazione in
generazione, allora difendere la permanenza di quel legame e opporsi a quello che Lei stesso definisce “scippo”, sia pur negandolo, non è manifestazione di campanilismo, ma piuttosto denota la comprensione profonda del valore culturale del bene e del suo legame con il territorio e la popolazione, che Ella evidentemente non ha colto, ma la comunità di Aidone ha ben presente.

Nei suoi 47 anni di vita, Archeoclub d’Italia si è battuta, unica, sbeffeggiata, osteggiata soprattutto dall’ambiente ministeriali e dalle vestali integraliste dei beni culturali, per far prevalere una visione del bene culturale anche votata alla promozione economica dei territori, con opportune forme di partenariato pubblico privato. Ma ciò, nel rispetto assoluto, oltre che
ovviamente della identità e incolumità del bene culturale, soprattutto dei fini propri cui tendono la conservazione, la manutenzione, la tutela e la promozione del bene, che sono tutte appunto finalizzate a recuperare e conservare le testimonianze materiali in cui sono insiti i nostri valori culturali e le nostre radici, per la loro successiva tradizione alle generazioni a venire della comunità, nazionale o locale, che tali valori ha elaborato.

La sottrazione di un bene culturale di così grande emblematica valenza al territorio di cui è testimonianza materiale di civiltà, travalica i limiti di un corretto uso economico dei BBCC, poiché priva per l’appunto tale bene del suo scopo fondamentale, quello cioè di testimoniare la civiltà del popolo e della terra che l’ha generata e trasmetterla alle generazioni
future della stessa comunità.
E che questa terra sia esattamente la zona di Morgantina, e Aidone, non vi è alcun dubbio dato che le evidenze scientifiche ci dimostrano che la Dea è opera locale, di artisti locali, realizzata con materiale locale.

Sotto un secondo profilo, pur essendo stati antesignani nel chiedere anche una valorizzazione dei BBCC a fini economici, dissentiamo fermamente con la visione che Ella ha trasmesso di questa problematica mediante la citazione delle statistiche sui visitatori e la conclusione della inevitabilità del trasferimento.
In tal modo, infatti, Ella, bollando come campanilistiche e quindi bassamente interessate solo al ritorno economico le rimostranze della comunità locale, dimostra di valutare la rilevanza del bene culturale solo in funzione della redditività economica e, ciò che è peggio, attribuisce tale pensiero alla stessa comunità di Aidone. Ciò è l’esatto contrario di quanto noi sosteniamo da oltre quattro decenni, pur invocando anche una promozione attenta al bene culturale come pivot di attività economiche: il BC non vale perché produce ricchezza, ma produce ricchezza perché vale in sé.

Sembra per altro di capire, dalle sempre confuse notizie di stampa, che Ella abbia ripiegato su un progetto alternativo, vale a dire l’esposizione a Roma e Palermo della Dea nei mesi «tra ottobre 2018 e febbraio 2019, in cui, praticamente, non vi sono visitatori».
Ha giustificato questa proposta come una sorta di operazione di marketing per invogliare il mondo intero a «comprare il prodotto» venendo, si suppone, ad Aidone.
Ebbene, on. Assessore, anche in ciò dissentiamo profondamente. Preliminarmente perché ogni esperto di marketing Le potrà confermare che è una pessima operazione quella di stimolare un bisogno nel mercato senza essere in grado di
soddisfarlo.
E che il bisogno non possa essere soddisfatto è ben presente anche a Lei quando afferma: «Concordo sulla necessita di migliorare la viabilità che collega Aidone e Morgantina» deficit logistico cui aggiungere la inesistenza di ricettività e di servizi per il turismo culturale.
Ancora, perché sorge spontaneo il sospetto che, come spesso accade, il provvisorio sia più duraturo del definitivo e che il primo abbia tendenza a risolversi in quest’ultimo, magari sub specie del Museo Archeologico di Palermo.
Non Le sfugge che il problema è più ampio di quello di una strada e si esplicita nella promozione dei distretti turistici e nella pianificazione urbanistica che, faccia fare al pubblico la sua parte nella promozione economica delle così dette (a torto) città minori, fuggendo contributi pubblici come peste, ma pretendendo un esercizio intelligente ed economicamente corretto
dell’attività di regolazione dei beni pubblici e dei beni comuni.
Finché ciò non avverrà, on. Assessore, nessun bene culturale legato al territorio dovrà muoversi da esso, soprattutto perché se già oggi è difficile ottenere dal pianificatore pubblico una attenzione e una volontà nel senso sopra auspicato, ove la situazione si evolvesse verso il dato di fatto del trasferimento, la realizzazione di quanto necessario diverrebbe allora una mera
chimera. Se lo status quo dovesse prevalere, allora che sia quello attuale.

Pur rammaricandomi di assumere una posizione così tranciante nei confronti di una persona e uno studioso che per altri e molteplici versi ha tutta la stima e considerazione dell’Associazione e mia personale, devo con forza ribadire che ove intendesse perseverare nel suo progetto, Archeoclub d’Italia non farà mancare la sua forte opposizione in tutte le sedi e con tutti i mezzi leciti e legittimi, certo della condivisione non solo della comunità di Aidone e della nostra sede locale, ma di tutte le comunità locali a torto considerate figlie di un dio minore, minacciate da analoghe iniziative in tutta Italia.

Al contempo, Le confermo la più ampia disponibilità di Archeoclub d’Italia,
massicciamente presente in Sicilia, anche attraverso i suoi soci esperti nel settore, per studiare,
ipotizzare e ricercare iniziative nel solco di quanto sin qui espostoLe. Nel frattempo, voglia accettare i sensi della mia più alta considerazione.

Claudio Zucchelli.

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Comments (1)

  • Filippo Minacapilli

    Confidiamo nella sensibilità del Presidente Musumeci. Che sia fedele alle proprie idee sulla “INAMOVIBILITÀ” delle Opere d’Arte. Così come si espresso da leader dell’Opposizione, in precedenza.

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