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La migliore offerta di Giuseppe Tornatore

La-migliore-offertadi Massimo Cubeda – Può capitare, lungo la sfilza di programmazioni estive, nelle arene delle nostre città, d’imbattersi in qualche proiezione tardiva dell’ultima fatica del regista Giuseppe Tornatore: “La migliore offerta“.

Il film, uscito a gennaio e già premiato a Parigi con il David di Donatello, si distingue molto dalle opere precedenti del regista siciliano che – dopo aver ormai attinto, in lungo e in largo, tutti i possibili ed immaginabili luoghi comuni sulla Sicilia e sul Mezzogiorno, sempre conditi con generose carrellate di “Pathos” – ci consegna stavolta un grande giallo di respiro internazionale.

La trama racconta di un vecchio ed indurito battitore d’asta, (Geoffrey Rush), che attirato dall’ennesima speculazione, finisce per innamorarsi di una giovane ereditiera con profondi problemi di agorafobia.

La storia d’amore, al limite dell’incestuoso che nascerà tra i due,  scioglierà i cuori e le fobie di entrambi, in un crescente coinvolgimento che si dipanerà sino alla truffa finale.

Il film, impregnato per tutta la pellicola delle fredde ed asettiche atmosfere di una indefinita città del Nord Europa, viene sicuramente diretto da Tornatore, con impeccabile maestria e perizia tecnica, risultando abbastanza coinvolgente nonostante i tempi lenti, tipici del giallo-thriller.

Il risultato finale, però, è più che altro l’ennesimo esempio di avvincente ed oleato qualunquismo cinematografico, di tipo prettamente americano.

Al netto dell’assenza, o non comprensione da parte di noi gente semplice, di qualsiasi messaggio poetico o sociale, il film non regge nemmeno dal punto di vista della coerenza interna.

L’incrollabile fiducia con la quale i truffatori attuano il loro piano, non fa infatti che rendere il finale ancora più prevedibile, mentre d’altro canto, l’espediente di utilizzare come esca, seppur mirando ad un bottino più alto, un inestimabile patrimonio mobiliare ed antiquario, ci suona un po’ come l’idea di provare a sfondare un bancomat utilizzando una Ferrari come ariete.

Insomma, in fin dei conti, “La migliore offerta” di Giuseppe Tornatore sarà stato quel che sarà stato, piaciuto o non piaciuto, ma di sicuro non ci voleva un Maestro come Tornatore per realizzarlo, da lui ci potevamo aspettare sicuramente qualcosa di più.

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