You Are Here: Home » Cultura » Cinema » Analisi del film fantasy Dragon (2015) alla luce della Psicologia Analitica Junghiana

Analisi del film fantasy Dragon (2015) alla luce della Psicologia Analitica Junghiana

 

La psicologa Elina Valenti analizza il film fantasy Dragon (2015) alla luce della Psicologia Analitica Junghiana

Articolo della dott.ssa Elisa Valenti

analisi dragon

La storia del film Dragon (2015), di per sé un pò scontata e banale, narra la love story tra due giovani protagonisti, la bella e coraggiosa Myra ed il misterioso ma altrettanto inquietante ragazzo-drago, Arman.

Quello che però mi ha portato a scrivere questo testo riguarda qualcosa che va al di là della superficie e affonda le sue radici nel simbolismo e nel mare dell’inconscio.

Infatti, tale film è davvero pieno di messaggi simbolici e sotto questo punto di vista credo che il regista, Indar Dzhendubaev, abbia veramente colto nel segno.

Anche l’ambientazione e le musiche non sono male.

Dunque, io vi consiglio l’attenta ma fluttuante visione del film, a cui il link qui sotto riporta.

https://www.raiplay.it/video/2019/12/dragon-7b48f3fa-6ecd-461f-a215-55754adc1f97.html

Ma prima di lasciarvi, voglio scrivere ciò che questo film, classificato come genere fantasy, ha suscitato in me.

In un primo momento, la sua visione mi ha riportato alla mente storie diverse, quali per esempio la favola di Amore e Psiche ed il mito di Kore/Persefone, entrambe storie iniziatiche dell’aspetto femminile presente in ciascuno essere umano..

Anche in questo film, la ragazza viene rapita da un drago e portata lontana dalla sua terra d’origine, in un luogo buio, oscuro, umido e non affatto familiare…

….SPAVENTOSO!

Qui, Myra incontra una presenza invisibile che le parla dolcemente e che poco tempo dopo scopre essere il suo rapitore, ovvero il drago.

Ella però non si lascia abbindolare nè nuocere da esso; possiede temerarietà e coraggio, per cui riuscirà a vincere tutte le prove, portandola finalmente alla meta finale: ovvero alla capacità di amare veramente se stessa e l’altro, così com’è.

COSA NE PENSA LA PSICOLOGIA

La psicologia junghiana ha fatto sua la simbologia dell’uccisione del drago, per descrivere emblematicamente la prima tappa del PROCESSO D’INDIVIDUAZIONE, che è quel processo di crescita, volente o nolente, segnato da diversi passaggi e da altrettanti archetipi, i quali sono forme/modelli esemplari di sviluppo che, se adeguatamente compresi e riconosciuti, possono guidarti lungo tale percorso e aiutarti a raggiungere veramente te stesso, il tuo vero Sè.

Questo primo passaggio è, come dicevo sopra, l’uccisione del drago, ovvero l’incontro con tutte le nostre parti oscure e remote, le nostre parti più infime e di cui più ci vergogniamo, tutto ciò che odiamo e che ci infastidisce terribilmente. La parte che letteralmente detestiamo di più, in noi ma soprattutto nell’altro.

Per la psicologia junghiana, essa è la nostra “ombra”.

Eh già, perché prima di essere riconosciuta come parte della nostra personalità, l’ombra viene molto più facilmente scissa e proiettata su chi ci sta attorno, specie sui nostri familiari e le persone con i quali siamo emotivamente legati. Questo è un meccanismo di base, naturale, direi quasi fisiologico, della natura umana.

NOI FUNZIONIAMO COSI’!

Quando però la vita ci pone davanti alle stesse situazioni e condizioni, alle stesse dinamiche, quasi sempre di sofferenza, dovute a relazioni infelici, a legami affettivi intensi ma conflittuali, quando la nostra vita sembra non soddisfare più i nostri più profondi ed autentici desideri, allora possono sorgere in noi diverse domande, su chi siamo, su come funzioniamo, su come si fa ad essere davvero felici.

Tali domande possono, alle volte, tramutarsi in richieste d’aiuto psicologico e questo è ciò con cui io lavoro più spesso, all’interno della mia pratica clinica. Cioè le persone si chiedono se veramente possono essere felici e come fare per esserlo, al di là delle loro storie personali, al di là dei loro condizionamenti. Tutti vogliono riscrivere una nuova storia di sè che parli anche di gioia e non solo di sofferenza. Il lavoro psicologico ed analitico, oltre ad alleviare le pene di sintomi psichici spesso molto invalidanti, aiuta le persone a capire quali strade percorrere, chi sono e come fare per essere felici.

Non essendo l’analisi psicologica l’unico modo per scoprire se stessi, ogni persona “sceglie” il proprio percorso per raggiungerla. C’è anche chi, forse per paura, non sceglie mai e non intraprende mai il cammino di consapevolezza interiore; o forse perchè troppo distanti sono i loro modi di pensare, ormai strutturati in forme concettuali, cognitivi e mentali eccessivamente rigidi e stereotipati. Essi purtroppo spesso rimangono incagliati lungo le trame insidiose delle loro tragiche storie tristi.

D’altronde, la vita è una tragedia ma solo se non la si conosce veramente e se non ce ne prendiamo cura in prima persona.

Myra, nel film, impara a conoscere, a conoscersi, ad amare e ad amarsi. Passando per le proprie paure, vincendo il drago interiore, che altro non è che una parte di se stessa, non riconosciuta, non vissuta, non accettata. Vincere il drago però non significa eliminarlo tout court ma avvicinarsi ad esso con cautela, farselo amico, onorarlo ogni giorno, fino ad amarlo per quello che è.

Ognuno di noi porta dentro un mostro, un drago, un lupo cattivo: scegli se lottarci contro per distruggerlo, distruggendo così anche te stessa, o invece diventarci alleata e magari farci l’amore.

Qui sta, per me e per la psicologia junghiana, la vera differenza tra le persone tristi, adagiate, conformiste, che accettano qualunque cosa come se fosse oro colato e quelle felici, intrepide, coraggiose, pronte a sfidare la propria sorte, a guardare dritto il drago in faccia e smettere di farsi ostacolare dalle proprie paure.

 

Puoi seguire la dott. Valenti anche sul suo blog: https://elinavalentiblog.wordpress.com/

About The Author

Number of Entries : 600

Leave a Comment

© 2014 EtnaMareReporter.it | Credits

Scroll to top